Marea di sguardi
Scheda opera · Codice: VC-033-2025 · Serie VC
Dati principali
Titolo: Marea di sguardi
Artista: Aston F. Deane
Anno: 2025
Tecnica: opera digitale originale – manipolazione fotografica
Supporto: stampa a scelta del collezionista (formato e materiale)
Provenienza: direttamente dall’artista
Seriale archivio: VC-033-2025
Hash SHA-256 file master: Assegnato
Status: Disponibile
Torna alla galleriaDescrizione
L’opera si impone con una forza visiva immediata, costruita su una ripetizione serrata di forme rosse che sembrano oscillare tra l’organico e il simbolico, immerse in un campo blu profondo e vibrante. La superficie è attraversata da una tensione costante: il ritmo orizzontale suggerisce un movimento ondoso, quasi una corrente che trascina lo sguardo da un margine all’altro della composizione. Il contrasto cromatico tra il blu elettrico e il rosso incandescente crea un effetto pulsante, quasi ipnotico. Le forme, simili a occhi, a bocche o a cellule in metamorfosi, sfuggono a una definizione univoca, mantenendo l’opera in una zona di ambiguità fertile. La ripetizione non è mai perfettamente identica: ogni elemento presenta micro-variazioni che introducono una vibrazione emotiva e rompono l’illusione di un ordine assoluto. L’insieme rimanda tanto all’optical art quanto a una scrittura visiva primordiale, una sorta di alfabeto emotivo che si dispiega nello spazio pittorico.
Note concettuali
Con quest’opera, l’autore esplora il tema della percezione collettiva e della sovraesposizione visiva. Le forme ripetute rappresentano gli sguardi che ci osservano e che, allo stesso tempo, noi stessi proiettiamo nel mondo: occhi digitali, sociali, interiori. Il blu diventa il campo della distanza, della notte mentale o dello spazio virtuale, mentre il rosso incarna l’urgenza emotiva, il desiderio di essere visti, riconosciuti, sentiti. La marea visiva suggerisce una condizione contemporanea in cui l’individuo è immerso in un flusso continuo di immagini e stimoli. Tuttavia, nelle imperfezioni e nelle variazioni delle forme, l’autore lascia emergere la possibilità di una identità ancora viva, capace di resistere all’omologazione. L’opera non giudica: osserva, restituisce e invita lo spettatore a riconoscersi dentro questo mare di presenze.