Labirinto di luce
Scheda opera · Codice: VC-013-2025 · Serie VC
Dati principali
Titolo: Labirinto di luce
Artista: Aston F. Deane
Anno: 2025
Tecnica: opera digitale originale – manipolazione fotografica
Supporto: stampa a scelta del collezionista (formato e materiale)
Provenienza: direttamente dall’artista
Seriale archivio: VC-013-2025
Hash SHA-256 file master: Assegnato
Status: Disponibile
Torna alla galleriaDescrizione
Quest’opera si presenta come un intreccio ipnotico di forme geometriche che emergono da una superficie morbida, quasi vaporosa. Le linee, scandite con regolarità ma animate da lievi imperfezioni materiche, costruiscono un dedalo di percorsi visivi che si ripetono, si specchiano, si dissolvono. La dominanza del turchese — fresca, acquatica, luminosa — imprime alla composizione un’atmosfera sospesa, come se ci si trovasse immersi in un’aria rarefatta o in un ricordo che sta per svanire. L’opera oscilla tra rigore e dissoluzione: la struttura è netta, quasi architettonica, mentre la texture soffice e granulosa la rende mutevole, sfumata, instabile. Questo contrasto genera un movimento continuo dello sguardo, che segue i corridoi del motivo geometrico e allo stesso tempo si perde nella vibrazione cromatica che li circonda. La ripetizione modulare, lontana dall’essere fredda o meccanica, diventa qui un ritmo visivo che rassicura e disorienta allo stesso tempo. Il risultato è un’immagine che si colloca esattamente a metà tra il razionale e il sensibile: un ordine che non impone, ma invita; un pattern che non chiude, ma apre.
Note concettuali
L’artista immagina questa opera come la rappresentazione simbolica dei percorsi mentali che ognuno attraversa nel tentativo di orientarsi dentro sé stesso. Labirinto di Luce non descrive un luogo fisico, ma uno spazio interiore: un dedalo fatto di ricordi, possibilità, pensieri ricorrenti che si ripresentano sotto forme diverse ma simili, come le linee ripetute della composizione. Il turchese, colore scelto come voce dominante, esprime l’idea di una serenità raggiungibile, ma mai pienamente conquistata: una calma che si intravede, si sfiora, e che illumina il labirinto senza mai cancellarlo. La morbidezza della trama suggerisce che il confine tra ciò che siamo e ciò che cerchiamo non è solido, ma permeabile, in continua trasformazione. L’opera vuole comunicare che ogni labirinto personale, per quanto complesso, contiene una sua luce interna — un punto di orientamento che non si trova uscendo, ma restando, esplorando, ascoltando. È una metafora visiva dell’introspezione: il cammino non è lineare, ma ogni passo contribuisce a definire la nostra stessa mappa interiore.