Aston F. Deane

Cartografie effimere

Scheda opera · Codice: VC-012-2025 · Serie VC

Cartografie effimere

Dati principali

Titolo: Cartografie effimere

Artista: Aston F. Deane

Anno: 2025

Tecnica: opera digitale originale – manipolazione fotografica

Supporto: stampa a scelta del collezionista (formato e materiale)

Provenienza: direttamente dall’artista

Seriale archivio: VC-012-2025

Hash SHA-256 file master: Assegnato

Status: Disponibile

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Descrizione

Cartografie effimere presenta una trama di linee irregolari e varchi geometrici ritagliati in un materiale leggero e poroso, quasi fosse ghiaccio, zucchero o una membrana organica. L’opera evoca immediatamente la struttura di una mappa urbana: griglie che si diramano, strade che sembrano condurre verso un altrove invisibile, incroci privi di punti di riferimento. La sua apparente fragilità contrasta con la precisione grafica del reticolo, creando un equilibrio tra controllo e dissolvenza. L’elemento negativo – gli spazi vuoti – diventa protagonista, come se la città fosse fatta più di assenze che di presenze. La luce che filtra attraverso le aperture amplifica la sensazione di qualcosa che sta per svanire, una topografia che esiste solo per un istante. L’opera si muove tra astrazione e riconoscibilità, lasciando allo spettatore il compito di ricostruire un luogo che forse non è mai esistito, ma che tutti, in qualche modo, ricordiamo.

Note concettuali

Per l’artista, Cartografie effimere rappresenta la memoria mutevole degli spazi vissuti. Le linee irregolari non sono solo percorsi urbani, ma traiettorie di esperienze, incontri, frammenti di vita che si sovrappongono e si cancellano. L’uso di un materiale delicato sottolinea la precarietà di ciò che percepiamo come stabile: le città cambiano, le relazioni cambiano, persino la nostra percezione del mondo si disgrega e si ricompone continuamente. L’opera è dunque un tentativo di dare forma all’impermanenza, di mostrare come le mappe che portiamo dentro di noi siano vulnerabili ma al tempo stesso vitali, perché definiscono il modo in cui ci muoviamo nel mondo. È una riflessione sulla geografia personale, su ciò che resta e su ciò che inevitabilmente si perde.

Cartografie effimere

Artwork sheet · Code: VC-012-2025 · VC Series

Cartografie effimere

Main data

Title: Cartografie effimere

Artist: Aston F. Deane

Year: 2025

Medium: original digital artwork – photographic manipulation

Output: print on collector’s choice of size and material

Provenance: directly from the artist

Archive serial: VC-012-2025

Hash SHA-256 file master: Assigned

Status: Available

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Description

Ephemeral Cartographies presents a pattern of irregular lines and geometric openings cut into a light, porous material, almost as if it were ice, sugar, or an organic membrane. The work immediately evokes the structure of a city map: branching grids, streets that seem to lead to an invisible elsewhere, intersections devoid of landmarks. Its apparent fragility contrasts with the graphic precision of the grid, creating a balance between control and fading. The negative element—the empty spaces—takes center stage, as if the city were made more of absences than presences. The light filtering through the openings amplifies the sensation of something about to vanish, a topography that exists only for an instant. The work moves between abstraction and recognizability, leaving the viewer with the task of reconstructing a place that perhaps never existed, but that we all, in some way, remember.

Conceptual notes

For the artist, Ephemeral Cartographies represents the shifting memory of lived spaces. The irregular lines are not just urban paths, but trajectories of experiences, encounters, and fragments of life that overlap and fade. The use of a delicate material underscores the precariousness of what we perceive as stable: cities change, relationships shift, even our perception of the world continually disintegrates and recomposes itself. The work is therefore an attempt to give form to impermanence, to show how the maps we carry within us are vulnerable yet vital, because they define how we move through the world. It is a reflection on personal geography, on what remains and what is inevitably lost.